IL PANE SOTTO LA NEVE
X - L'ANGELUS DELLA MATTINA

L'ultimo canto che spirò fra le volte della cattedrale fu un canto d'agonia: Nunc dimittis... e l'ultimo suono della campana fu un suono di morte: De profundis... Passò il calore, passò la luce, e il sonno compì l'ultimo ufficio stendendo sulle deserte pupille il doppio velo delle palpebre.
Sì, quel finire del giorno fu troppo simile a un morire perché arrendendoci al sonno non si pensasse alla sua dura sorella, chiedendoci se non ci avrebbe svegliati l'aspra tromba di un angelo incalzante al giudizio÷ Invece, ci risvegliò la campana, e la prima voce che udimmo fu una voce di saluto: una voce d'angelo ma di un angelo mite, del mite arcangelo Gabriele che diceva a una fanciulla: "Io ti saluto, Maria..."
Ogni mattina quella campana risuona; ogni mattina l'arcangelo batte l'ali verso la terra; e la terra par che ogni mattina rigermini (nei cuori è come un rigettito di vita novella) al labieggiar di quelle parole. Angelus Domini nuntiavit Mariae... Ecce ancilla Domini... Et Verbum caro factum est...
È la prima preghiera del giorno, la prima refezione dell'anima dopo il digiuno del sonno, e ben le sta di esser prima: tutte l'altre preghiere, anche la più sublime, hanno in lei la radice, tutte si svolgon da lei, tutte sanno di lei - come i più alti misteri, la risurrezione, la morte, la passione, l'umanazione di Dio, salgon dall'umil "sia" di Maria. Non guardar che sia così breve. Questa breve preghiera - tre Ave e tre Gloria congiunti da un oremus - è tutto un itinerario da noi a Dio, ossia dal tempo all'eternità; è come la scala di Giacobbe che poggiava sulla terra e portava fino al paradiso. L'angelo che annunzia, Maria che accetta, il Verbo che si fa carne: tutto questo avviene sulla terra ed è umano perché avviene per ubbidienza e produce dolore. Ma ecco la scala, ecco l'oremus: Gratiam tuam, quaesumus, Domine, mentibus nostris infunde...: "Spandi, Signore, come noi ti preghiamo, la tua grazia sulle nostre menti, onde noi che per l'annunzio dell'angelo conoscemmo di Cristo tuo figliolo l'Incarnazione, per la sua Passione e la sua Croce giungiamo alla gloria della Risurrezione". Per questa scala fatta di tutti i misteri, gaudiosi e dolorosi e gloriosi - ogni mistero un gradino -, il Verbo che si era fatto carne e aveva abitato fra noi risalì ad abitar col Padre e lo Spirito Santo. Per questa stessa l'anima nostra sale dalla terra, su su, mentre le labbra svolgono l'orazione, fino alla presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Dove giunta, che altro farà che inchinarsi e adorare? E la preghiera termina in inno; il timido "sia " della fanciulla di Nazareth scoppia nel grido dell'umanità redenta e risorta, irrompente nel paradiso riaperto: "Al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo gloria come in principio, ora e sempre..."
La notte, infatti, è già scomparsa; il sole brilla nel cielo.


Testo tratto da: TITO CASINI, Il Pane sotto la neve, Firenze: LEF, 1935/2, pp. 67-69.


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